Riflessioni su ciò che accade ai nostri giorni

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Oggi pubblichiamo un resoconto ordinato di ciò che alcuni nostri soci nei venerdì scorsi hanno condiviso e che vogliamo condividere con tutti coloro che leggono le nostre pagine sul blog, credendo di farne cosa gradita ai più. E’ un percorso iniziato un mese fa che ha a cuore il poter riflettere su ciò che accade in questo periodo e che ci ha “costretti” allo spazio delle nostre pareti, quelle pareti che ci danno una casa fisica mentre altri nel mondo e nella nostra Italia ancora non possiedono. Il percorso nasce sfruttando le “tecnologie virtuali” e ci hanno consentito di vederci e parlare e diventare sempre più “esperti” di questi mezzi che saranno sempre più usati anche nel mondo lavorativo, anzi lo sono già da un po’.

Il 27 di Marzo abbiamo iniziato e ci siamo incontrati io, Carlo, Arturo, Valentina, Ennio e Giuseppe. Abbiamo fondamentalmente discusso sui dati nazionali della pandemia, ed iniziato a enumerare ciò che si è messo in moto per la comunità di Limbiate sia da parte del Circolo Acli sia da parte del Comune. Mercoledì 8 Aprile ci siamo di nuovo incontrati e questa volta abbiamo prevalentemente parlato di finanza, economia ed etica: si era aggiunto Giancarlo e Fiorangela alla fine. Siamo partiti dal tema locale di Limbiate mettendo a fuoco tutte le iniziative sul territorio: la nostra come ACLI, quella delle Caritas, quella sostitutiva della tavola condivisa, più la questione dei buoni spesa che vengono dati dal comune secondo una pre- selezione; si è parlato di una proposta ulteriore di Giancarlo che spiegava come poter ricavare ulteriori aiuti dai proventi delle assicurazioni. Ci siamo posti poi di riflettere del “fatto politico”: dovremmo come circolo contribuire a formare ed informare il più approfonditamente possibile le persone su molti temi. È compito della Acli. E non solo sul coronavirus. Infine siamo rimasti alla proposta di poter sentire le persone non altrimenti raggiunte (cioè quelle che non usano le piattaforme, internet, emails, whatsapp ecc…). In origine, su proposta di Carlo, era di riuscire a farlo entro Pasqua, ma non è stato possibile farlo. Il senso è quello di farci sentire vicini ai nostri iscritti. Ancora non siamo riusciti, poiché è frutto anche del lavoro personale di una estrazione dati non immediato da farsi.

Da Venerdì 17 e 24 Aprile si è deciso di procedere non più “a sentimento” ma di proporre un solo tema di discussione e di procedere in modo che tutti, anche quelli che per vari motivi non parteciperanno, possano condividere almeno a determinare il tema stesso. Proposto un tema da chi vorrà farlo, si procederà sul gruppo whatsapp ad una votazione ed il tema che otterrà più voti sarà quello che si andrà a discutere sulla piattaforma zoom.

Venerdì 24 abbiamo dunque scelto di commentare il cortometraggio “l’uomo che piantava gli alberi” tratto dal racconto omonimo di Jean Giono sulla scorta del titolo del nostro tema “la potenza del singolo”. Tanti sono stati gli spunti di riflessione che ne abbiamo tratto. Vi invitiamo pertanto a vederlo direttamente su youtube al link https://www.youtube.com/watch?v=pI0yOZQwVb8 o cercarne il racconto in libreria.

Questo racconto ci ha aperto un mondo, o meglio, ci ha confermato ciò che nel profondo desideriamo da sempre: vivere bene, vivere una vita piena di senso, vivere per sé ed insieme per il mondo, dove per mondo intendiamo natura sana e umanità. L’equilibrio, la pace, un’economia buona. L’esempio allegorico di questo uomo che aveva perseguito la sua idea ci ha fatto comprendere sostanzialmente questo che citiamo testualmente:

“Se si teneva a mente che era tutto scaturito dalle mani e dall’anima di quell’uomo, senza mezzi tecnici, si comprendeva come gli uomini potrebbero essere altrettanto efficaci di Dio in altri campi oltre alla distruzione………Quando penso che un uomo solo, ridotto alle proprie semplici risorse fisiche e morali, è bastato a far uscire dal deserto quel paese di Canaan, trovo che, malgrado tutto, la condizione umana sia ammirevole. Ma, se metto in conto quanto c’è voluto di costanza nella grandezza d’animo e d’accanimento nella generosità per ottenere questo risultato, l’anima mi si riempie d’un enorme rispetto per quel vecchio contadino senza cultura che ha saputo portare a buon fine un’opera degna di Dio.”

 

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